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Nel dialetto si concentrano i suoni, le voci e le parole del patrimonio culturale di un luogo.

Il piacentino è un dialetto della lingua emiliana, appartenente al gruppo linguistico gallo-italico.

La provincia di Piacenza, per la sua posizione ha acquisito nel corso dei secoli l’nfluenza di Lombardia e Piemonte, che si percepisce anche nella parlata dei vecchi piacentini. Ho un ricordo divertente di una gita a Nizza con un gruppo di anziani che chiedevano spiegazioni in dialetto e si facevano capire meglio dell’interprete!

Molti pensano che il dialetto

  • faccia sembrare ignoranti…
  • sia da retrogradi
  • non si possa usare con i bambini
  • non sia abbastanza raffinato per usarlo nella scrittura di testi
  • ti faccia fare una brutta figura fuori provincia
  • non si possa usare per esprimere contenuti di alto valore

Per anni molti esponenti della nostra cultura hanno affermato che parlare il dialetto sia sbagliato e che le lingue regionali servivano ai villani per parlare di argomenti rurali. Esprimersi in dialetto ricorda epoche di grande povertà.

La villania, com’è ben noto, è diversa dal linguaggio.

Chi studia approfonditamente l’italiano, non dirà mai che conoscere una lingua rende ignoranti, o che la lingua nazionale è nobile e quella della regione non ha alcun valore, tutti sanno che la nostra lingua affonda le proprie radici nel latino, e che Dante Alighieri scriveva in “volgare”. In alcuni paesi d’Europa a scuola fanno imparare la lingua regionale o un suo dialetto. Nel sud della Francia ad esempio si è introdotto lo studio dell’occitano, lingua dialettale, che è stata proibita per molto tempo ma che ritroviamo proprio nel dialetto “piasintein”. In Spagna si studia il valenziano, che è il dialetto catalano, anche all’università.

Il dialetto quindi, come una vera e propria lingua, aiuta a stimolare il cervello. Proprio come quando si impara l’inglese si avviano quei meccanismi che favoriscono l’allenamento alla concentrazione. Quindi quando passiamo dall’italiano al dialetto, manteniamo giovane il cervello.

Ecco perchè serve parlarlo, per non far morire la nostra cultura e per mantenere la nostra mente allenata!

Martedì 17 gennaio 2023 si commemora la giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali, La ricorrenza è stata istituita dall’UNPLI – Unione nazionale delle Pro Loco per sensibilizzare istituzioni e comunità locali sull’importanza di tutelare questi patrimoni culturali.

In Emilia-Romagna i dialetti trovano sostegno da parte della Regione attraverso la legge 16/2014 e l’azione del Servizio Patrimonio culturale, che promuovono la salvaguardia e la valorizzazione delle lingue locali. Da Piacenza a Rimini le proloco organizzano varie manifestazioni culturali, convegni, conferenze e spettacoli teatrali molto divertenti.

Gli amanti del dialetto più creativi possono inviare poesie, canzoni o racconti. L’autore deve detenerne i diritti o attenersi ai criteri richiesti inviando il testo o chiedendo informazioni a ERdialetti@regione.emilia-romagna.it

Per condividere con Voi questo momento propongo la lettura di una parte della poesia “Na veccia Ustaria” di Carlo Cerri:

Un quartier un po zu di’man – un quartiere un po’ fuori mano

l’aria grisa d’un udur – l’aria grigia di un odore

c’a sa ‘d fu, ad fià, ‘d sudur, – che sa di fumo, di fiato, di sudore,

In sal tavul: pan, salam, – Sulla tavola: pane, salame

dal furmai, un qualch tagam – del formaggio, qualche tegame

con ‘dla puccia e di cudghein, – con del sugo e qualche cotechino

sett o ott butelli ‘d vein , – sette o otto bottiglie di vino.

A ghè voin con la chitarra – c’è uno con la chitarra

C’a un po’ ‘l sona (‘dzum ac se…) – che suona (diciamo così…)

E gh’è ‘d i atar atturan le – e ci sono altre persone li attorno.

Ien so’ ‘d gir e voin al fà: – sono su di giri e uno dice:

“v ricurdiv, fioj, qull dé là – vi ricordate ragazzi quel giorno

‘cs ‘èrm anda tu’tt a Castiòn? – che eravamo andati tutti a Castione?

… invitandoVi a leggerla tutta sul sito www.piacenzaantica.it

 

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